Giuseppe Parolo, un maestro tessitore itinerante: costruisce i suoi telai in dimensioni ridotte e li porta in giro non solo per l'Italia, ma per il mondo intero.

Ama molto far lezione ai bambini, perché, dice lui, "sono osservatori attenti e fanno molte domande".

Come è nata questa passione per "il telaio"?

Sono nato a Legnano, in provincia di Milano, da una famiglia con profonde radici nel campo tessile. Mio nonno paterno, all'inizio del Novecento, aveva una ditta in cui si fabbricavano pettini per tessitura e commercializzava accessori tessili.
Mio padre era un apprezzato tecnico di tessitura, conosciuto in tutta Italia: è lui che mi ha trasmesso la passione per questa attività insegnandomi fin da ragazzo a lavorare su un vecchio telaio a mano munito di jacquard. Dal 1974 mi sono trasferito ad Ascoli Piceno per ragioni di lavoro: lì ho diretto per venti anni una moderna tessitura, dopo aver addestrato tutto il personale.
Ora, in età di pensione, ho rimesso in funzione un vecchio telaio e per hobby produco tele antiche per asciugamani, damascati, broccati, sciarpe, tendaggi, tessuti popolari toscani. Uso di preferenza filati di lino, cotone, lana.

Chi sono dunque i suoi "Grandi Maestri"?

Innanzitutto mio padre , Costantino Parolo, poi il professor Ermanno Oldrini.

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Mi ha parlato anche di una sua esperienza in America Latina: vuole raccontarcela?

Al momento di andare in pensione ho pensato di tramandare la mia esperienza nel campo della tessitura presso i villaggi poveri dell'Ecuador e della Colombia, tramite il progetto di sericoltura "Red Andina de la Seda" promosso dall'IILA - Istituto Italo Latino Americano.
Tra il 2004 e il 2006 sono stato più volte in America Latina: in Ecuador, a Penipe, un povero villaggio alle pendici del vulcano Tunguraua, dove ho tenuto un corso basico di tessitura, mentre a Cuenca (sempre in Ecuador) ho organizzato un corso di formazione per tessitrici provenienti da Perù, Colombia e Ecuador e un corso di lezioni teorico-pratiche di tessitura, rivolte a docenti di questa materia presso l'Università di AZUAY. Nel 2006 a Penipe ho potuto riscontrare i progressi fatti dalle mie allieve due anni prima. A Puerto Quito, nelle Ande, e a Zumbi (ai margini della foresta Amazzonica) ho seguito un progetto di sericoltura a ciclo completo: filatura, tintura, tessitura. Lì non era mai arrivato nessuno che insegnasse a queste popolazioni l'arte della tessitura.
Nel luglio 2006 ho concluso la mia esperienza in Colombia, a Buga, in una scuola di avviamento al lavoro con dodici allieve, ottenendo sempre buoni risultati. Condivido totalmente le finalità dell'I.I.L.A., che sono di organizzare piccoli laboratori ben attrezzati per permettere alle popolazioni di produrre e commercializzare prodotti tessili nel loro paese.

Cosa si augura per il futuro della sua attività e della tessitura in generale?

Mi sto impegnando per risvegliare la tradizione tessile ad Ascoli Piceno, tenuto conto che qui, in tempi passati, si producevano con telai a mano tessuti in tela usando dieci licci in corda e pettini con denti in bambù. Su questi tessuti, poveri in partenza, si applicavano stupendi pizzi a tombolo, anch'essi realizzati esclusivamente a mano. Quest'arte preziosa non deve essere dimenticata, qui ad Ascoli come a Legnano, ma valorizzata e propagandata. Nel mio piccolo laboratorio vengono spesso scolaresche a vedere il telaio e spiego loro la storia della tessitura, avvalendomi anche di vecchi manoscritti.

A proposito di manoscritti, lei possiede anche una collezione di antichi volumi: di che si tratta?

I manoscritti che lei vede sono del professor Mario Loris, quando da studente frequentava il corso biennale di tessitura presso il "Regio Istituto Tecnico Vittorio Emanuele II" di Bergamo.
Questi quaderni, scritti con una particolare bella scrittura e con inchiostro di china, sono corredati da più di duecento campioni di tessuto con le rispettive schede tecniche. Vi sono tessuti di ogni tipo: tele, saie, rasi, reps barré, tessuti a doppia faccia, operati flotté, damascati, tessuti lancé, gobelin, garze a giro inglese. I campioni di tessuto, prodotti con filati tinti in matasse, malgrado abbiano oltre cento anni, non sono minimamente sbiaditi: tutto ciò comprova la bravura dei tintori dell'epoca. Questi manoscritti sono stati donati dal professor Mario Loris a mio padre, che negli anni 1923-26 fu uno dei suoi allievi prediletti presso l'Istituto Superiore Industriale "Cardinal Ferrari" di Gallarate.

Indubbiamente ha in mano un patrimonio che, nell'ambito della tessitura, ha ancora molte cose da raccontare: cosa si augura per il futuro del settore tessile?

Il futuro è preoccupante. Alcune scuole di tessitura hanno chiuso i battenti per mancanza di iscritti, quelle ancora in funzione hanno classi con pochissimi allievi, perciò i tecnici preposti alla divulgazione dell'arte tessile saranno in futuro pochissimi. In ogni caso, il sottoscritto, che attualmente ha settantatré anni, sente di avere ancora tante cose da fare e da trasmettere alle persone che amano questa magnifica arte.