Abbiamo intervistato Alessandro Rametta, che insieme a Christian Casati ha fondato la Fucina di Efesto, una bottega di ferro battuto che aderisce al circuito DOC - Dergano Officina Creativa a Milano.

Ciao Alessandro, raccontaci com'è nata la vostra bottega.

Il laboratorio è nato 16 anni fa, dalla mia passione per il ferro: mi sono innamorato subito di questo materiale la prima volta che ho visto realizzare una saldatura. Un aspetto del materiale che mi affascinava era la possibilità di assemblare velocemente in modo stabile i diversi elementi, creando i più vari equilibri.
Abbiamo iniziato in questo spazio perchè il nonno di Christian, il socio del laboratorio, lo utilizzava già e poi siamo subentrati noi. Eravamo giovani e quel periodo era dedicato a realizzare sculture che poi andavano in locali e negozi, come il nostro leone che è stato esposto nelle vetrine di Ferrè per lungo tempo.

E poi la vostra attività come si è evoluta?

Abbiamo iniziato con la scultura pura, poi con gli anni, l'esperienza e la maggior conoscenza della materia, ci ha permesso di stabilizzare la nostra professione con un laboratorio più attrezzato e una identità riconoscibile.
Nel 2006 abbiamo ristrutturato completamente il laboratorio, di comune accordo con i proprietari, realizzando tutti i lavori manualmente e cercando di non modificare niente della struttura originaria di questo raro fienile del Seicento. Dal 2006 abbiamo iniziato a collaborare con diversi architetti e altri clienti privati, cercando di realizzare sempre pezzi unici e sviluppando sempre nuove forme e ricerche.


Abbiamo iniziato con la scultura pura, poi con gli anni, l'esperienza e la maggior conoscenza della materia, ci ha permesso di stabilizzare la nostra professione con un laboratorio più attrezzato e una identità riconoscibile.

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Diciamo che siamo partiti appunto da una realtà più underground come quella di locali e negozi, poi nel tempo abbiamo sviluppato una maggiore professionalità

Cosa ci racconti del distretto di Dergano invece?

Il distretto è nato due anni fa, quando Licia Martelli, il nostro presidente, si è presa la briga di andare a conoscere tutte le botteghe della zona, riunendo così circa 11 botteghe, che si sono riunite da un lato per cercare di condividere la propria esperienza sui materiale e le proprie conoscenze, dall'altro per cercare di creare una rete forte che possa servire per far fronte alle difficoltà professionali che negli ultimi anni hanno pesato abbastanza sull'economia di piccole botteghe come le nostre.

E che tipo di attività avete sviluppato con il Distretto?

Per primo ci ha contattato il Politecnico di Milano, sia con delle attività di collaborazione sia con alcuni workshop; abbiamo anche realizzato diverse mostre con le nostre autoproduzioni, cercando di farci trascinare più che da una logica di mercato da una voglia di "fare", realizzando anche alcune attività dentro il quartiere per poter dare più spazio ai giovani che vivono nella nostra zona.
Abbiamo esposto alla Triennale e lì ho conosciuto l'architetto la Pietra, con cui recentemente abbiamo collaborato ad un progetto per Creative Academy e Van Cleef & Arpels.

Di che tipo di progetto si tratta?

Questo progetto riguardava il lavoro tra l'artigiano e il progettista, diciamo che era la prima volta che gli studenti del master della Creative Academy venivano chiamati a seguire direttamente le fasi di lavorazione di un loro progetto, lavorando non solo nella fase del disegno, ma a stretto contatto con il ceramista, il falegname o nel mio caso il fabbro che ha realizzato la loro idea.
Nel progetto che ho seguito, abbiamo lavorato sulle diverse materie e sulle diverse finiture, cercando di raffinare moltissimo l'oggetto, quasi come se fosse un lavoro di gioielleria.

Nella vostra bottega ci sono stati degli apprendisti?

Sì, qui c'è sempre stata una formazione continua, io sono molto propenso a trasmettere le conoscenze che ho a tutti quelli che incontro, perchè credo che serva sia a me sia alla persona che mi sta davanti.
Alcuni giovani sono più affascinati dall'idea "romantica" del fabbro come lavoro arcaico, altri invece come Nicolò Mulazzani, che è venuto qui da noi a bottega nel 2007, sono interessati all'aspetto professionale e pratico. Mulazzani è stato assunto recentemente all'Ansaldo come "strutturista", ma appena può torna qui in laboratorio a lavorare con noi.

La vostra clientela come si è evoluta?

Diciamo che siamo partiti appunto da una realtà più underground come quella di locali e negozi, poi nel tempo abbiamo sviluppato una maggiore professionalità, adesso lavoriamo con architetti e privati e anche nel restauro conservativo di alcuni pezzi straordinari presenti sul territorio di Milano.

Ci sai indicare a Milano degli esempi di utilizzo storico del ferro battuto?

I pezzi più belli sono quasi sicuramente quelli di Alessandro Mazzuccotelli: dietro al Duomo ci sono diverse vie che ospitano opere incredibili, tra cui quelle dei balconi in via Spadari, realizzate proprio con la tecnica del bassorilievo.
Tutti i fregi sono stati forgiati a mano nelle scuole dell'Umanitaria di inizio secolo.