L'intervista di questo mese è dedicata a Marcello Calvi: giovane talento che ha imparato l'arte della fonderia dal padre e che oggi coltiva con passione e dedizione.

La fusione a cera persa è una tecnica antica che richiede impegno e dedizione. Qual è stata la tua formazione e la tua storia?

La ditta venne aperta nel 1973 da mio padre Luciano Calvi che, dopo aver lavorato diversi anni come operaio in una fonderia con, all'epoca, 100 dipendenti, all’età di 23 anni iniziò il suo percorso come artigiano, aprendo una sua bottega a Monza. In quegli anni il mercato dell’arte era in piena espansione e le richieste erano tante. Negli anni 90 grazie alla qualità del suo operato incominciò a lavorare per le storiche fonderie di Milano: Battaglia, Cubro e M.A.F. Avevo 10 anni e ricordo, come fosse ieri, la prima volta che entrai in una fonderia a cera persa: l’odore delle fornaci che andavano, i bagliori della saldatrici, i rumori degli attrezzi da lavoro e quell’affascinante momento della fusione con il metallo rosso come il fuoco che pareva lava ardente. Per me era incredibile vedere tutte quelle persone muoversi con tanta maestria e collaborazione. Quanta passione e dedizione! Da lì in avanti capì subito quale fosse la strada giusta da seguire. Gli anni passavano e la voglia di conoscere sempre più questo mestiere aumentava, tant’è che ogni estate finita la scuola mi recavo nella bottega a imparare i primi rudimenti del mestiere, sognando di poter raggiungere un giorno la stessa maestria di mio padre. Finita la scuola superiore, all’età di 19 anni ho intrapreso quella strada che mi affascinava fin da bambino e che oggi, all’età di 23 anni, mi appassiona ancora.

Di artisti ne ho conosciuti molti e spero di conoscerne altri durante il mio cammino, è favoloso passare le giornate con loro.

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Oggi un giovane artigiano ha molti ostacoli da affrontare: la tecnologia, la crescita della burocrazia oltre alle tasse e alla mancanza di lavoro.

Come è composta una tua giornata lavorativa?

Sono abbastanza mattiniero, mi alzo alle 5.30/6.00. Alle 7.00/7.30 sono in bottega o nelle fonderie, tempo di cambiarsi e bere un caffè con i colleghi, poi alle 8.00 si comincia. Si lavora fino alle 12.00/12.30 e si fa una pausa di 30 minuti /1 ora. Quando il lavoro è tanto e i tempi di consegna sono brevi mi fermo solo 15 minuti giusto il tempo di mangiare un panino. Si riprende il lavoro fino alle 17.30 /18.00 di norma, ma mi è capitato spesso di dover continuare fino a tarda notte.

Perché un giovane oggi dovrebbe scegliere questa professione?

È un lavoro molto duro e pericoloso che implica un certo grado di attenzione, determinazione, passione e una spiccata sensibilità artistica. Sono pochi sono i giovani che iniziano questo percorso. Bisogna essere consapevoli che molte volte non ci sono né sabati né domeniche e bisogna avere un buono spirito di sacrificio. Secondo me, un giovane dovrebbe scegliere questo lavoro perché si impara molto, si conoscono persone con culture diverse dalla nostra, si ha la possibilità di viaggiare e si ha a che fare tutto il giorno con il “bello”. È inoltre molto soddisfacente ricevere i complimenti dai clienti per la qualità del tuo operato e sapere che tu hai contribuito a far nascere un monumento che farà la storia di un Paese e della sua gente.

Che tipologia di clienti avete?

Noi lavoriamo principalmente con artisti e scultori, ma anche architetti, ingegneri, Chiese, privati ed enti pubblici. C’è un forte legame con la fonderia d’arte M.A.F. di Pioltello e con loro collaboriamo. Io curo i rapporti con la clientela, con gli artisti e mi occupo principalmente dell’ultima parte della lavorazione: il cesello, la patinatura e il montaggio.

Hai avuto modo di incontrare artisti o di ricevere commissioni importanti?

Di artisti ne ho conosciuti molti e spero di conoscerne altri durante il mio cammino. è favoloso passare le giornate con loro. Ti possono insegnare molto sia umanamente e in campo lavorativo. In alcune circostanze poi l’artista–cliente può diventare anche un amico eccezionale. è il caso di Kyoji Nagatani, artista giapponese con cui si è creato un forte legame lavorativo e umano: lo stimo prima di tutto come persona e lo ammiro come scultore. Le sue opere sono dei veri e propri gioielli. Per quanto riguarda le commissioni, a mio parere, sono tutte importanti, da quella di 10 cm a quella di 16 m. Sapere poi che l’opera fusa diventa parte di un importante progetto culturale è per me stupefacente. Al momento ho in cantiere delle commissioni da uno scultore per opere da 5 ai 30 metri e spero vivamente che possano andare in porto a breve termine.

Quali sono i canali di promozione della tua attività?

Il migliore canale è il passaparola dei clienti. Non c'è dubbio che internet faccia la sua parte, ma ormai le fonderie qui al settentrione si contano sulle dita di una mano e la conoscenza diretta è il migliore strumento.

Quale spazio ritieni venga dato ai giovani nell'attuale panorama artigianale italiano?

Purtroppo non viene dato molto spazio. Oggi un giovane artigiano ha molti ostacoli da affrontare: la tecnologia, la crescita della burocrazia oltre alle tasse e alla mancanza di lavoro. A queste difficoltà si aggiunge, inoltre, la situazione del mercato in Italia che è quasi saturo e in una forte posizione di stallo. D'altra parte però in alcuni comuni, per esempio della Toscana, si sta assistendo a un movimento positivo di riscoperta del mondo delle fonderie da parte dei turisti, che sono incentivati a visitarle tramite affascinanti itinerari. Voglio dire a tutti i giovani: abbiate sempre fiducia in voi stessi, credete sempre in ciò che fate e non fermatevi mai davanti a un ostacolo. La vita è dura e se volete imporvi nel mondo del lavoro siate umili, educati e fatevi notare per ciò che sapete fare. Qualcuno prima o poi vi prenderà sul serio e un giorno quel qualcuno potreste essere voi. Purtroppo o per caso non ho avuto la fortuna di avere una ditta ben avviata, poiché i clienti di mio padre sono invecchiati e il giro è finito con lui. Ho lavorato 3 anni gratuitamente per ricostruire il laboratorio e ho dovuto cercare nuovi clienti. Per fortuna oggi, all’età di 23 anni, sto avendo quello che ho sempre perseguito. Siate pazienti!