L'intervista di questo mese è dedicata a Marina Gioitti, artigiana friulana che nella splendida cornice delle sue montagne realizza oggetti in legno, arredi e piccole opere d'arte, decorando con tecniche naturali e a mano libera.

Quando ha iniziato la sua attività?

Ufficialmente nel 1989. Ma in realtà... dovrei dire dalla nascita, o giù di lì!

Che tipo di percorsi formativi ha seguito?

Nessun percorso formativo specifico: vengo da studi classici e da Medicina. Ma il disegno e la creazione mi hanno sempre accompagnata.

Come gestisce il difficile rapporto tra la tecnica della mano e la creatività della mente?

Trovo che l'una e l'altra siano parti diverse di un unicum; non ho mai avuto difficoltà a tradurre l'idea in realtà tangibile.

Il trucco del creativo sta nell'invecchiare il meno possibile nelle idee e nel gusto, progredendo nella temperie culturale come quando aveva vent'anni.

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Che tipo di tecnica utilizza per realizzare i suoi oggetti?

Amo il legno, specialmente l'abete e il faggio; nel caso delle figurine che realizzo al tornio, per esempio, preparo il disegno dettagliato e preciso per il tornitore, che per fortuna è mio marito. Dopo aver seguito la realizzazione del prototipo e averne messo a punto i passaggi precisi, passo alla decorazione con tempere a colla che realizzo da me, utilizzando una antica ricetta del Beato Angelico: prendasi una formaggetta morbida e fresca...
Uso pigmenti minerali (ossidi di ferro, zinco, cromo verde, ecc.), un po' di ammoniaca per fissare le tinte, ricotta fresca come colla e latticello come medium. Per verniciare posso scegliere tra bianco d'uovo battuto a neve ferma, cera d'api in trementina o in acqua e ammoniaca, o gommalacca in alcool a 90 volumi.
Lavoro sempre a mano libera senza traccia.
Con questi semplici strumenti realizzo arredi completi, decorazioni su pareti interne, arazzi dipinti, mentre per gli esterni preferisco usare l'affresco bizantino, pigmento e acqua distillata su 2 mm. di malta fina di calce spenta a sabbia di fiume, appena stesa.

Quali sono le prospettive per i Maestri d'Arte nella società globalizzata?

Non ho verità rivelate da diffondere. Ma penso che il passaparola, la qualità e l'autenticità delle proposte e un lavoro di nicchia potranno salvarci dalla concorrenza di chi produce a basso costo e bassa creatività.
E internet, che può far conoscere agli interessati del globo il nostro lavoro, è uno strumento formidabile.

Come si evolve la clientela che ordina o acquista le sue opere?

Invecchia... e i figli crescono. Il trucco del creativo sta nell'invecchiare il meno possibile nelle idee e nel gusto, progredendo nella temperie culturale come quando aveva vent'anni.
I figli aiutano molto; per poterli capire e farsi comprendere da loro è importante essere accoglienti e ottimisti. Il passato serve sempre come zattera d'appoggio, non di ammaraggio. Nonostante questi principi ognuno di noi è figlio della sua epoca, ma l'artista è sempre un po' più avanti: è così che può "salvarsi".

Come percepisce il ruolo delle istituzioni nella gestione, promozione e protezione dei mestieri d'arte?

La comprensione di quanto vale l'opera di un artigiano-artista, specialmente se rapportata alla cultura del territorio, è compito e merito delle istituzioni; ma a capo di questi enti non sempre ci sono persone così sensibili, strattonate come sono in ogni direzione da problemi economici, burocratici e politici.
Nel complesso penso che il vero problema siano la burocrazie e la tassazione eccessive; gli artisti non amano perdere tempo con le scartoffie e la contabilità non è certo la loro passione. Il nostro ideale sarebbe lavorare per un mecenate: nessun pensiero se non la realizzazione della perfezione nell'opera commissionata!

Quale passione la muove, la ispira o la motiva?

La gioia dell'inventare e del fare.

Qual è il suo legame con il territorio, con il contesto nel quale lavora?

Il legame è dato dai luoghi, boschi incontaminati, paesaggi montani belli fino alle lacrime, fiori e piante spontanee, animali selvatici, silenzio e aria fina, e soprattutto la neve.
E poi la cultura e le tradizioni così ingenue e divertenti sia da riproporre sia da prendere in giro con affetto e rispetto.

Quali difficoltà o disagi percepisce nel suo settore?

L'unico vero disagio è dato dalla paura di non servire più a nessuno.
L'idea che tanto tutto è stato già fatto, già detto, già scritto. E la concorrenza sleale. Ma poi ti fai un giro su Facebook e scopri che ci sono ragazzi che comprano vecchi vestiti, li ricreano e invitano gli amici a una festa in cui tutto è in vendita, tra bella musica dal vivo, perfomance di artisti e poeti che declamano, vendono e sono contenti.
Allora non ho più paura e vado a sfornare al mia ultima trovata... ah, che bellezza!