Matteo Seguso, nato a Venezia nel 1973, attualmente uno dei più talentuosi incisori su vetro di Murano, eredita la passione per l’antica arte dell’incisione dal padre, il maestro Bruno Seguso. Matteo usando un tornio fisso con mandrini e ruote intercambiabili, trasforma il vetro in opere d’arte. I soggetti sono vari: dal floreale al paesaggistico, dal figurativo all'astratto, fino all'utilizzo della tecnica del "battuto" che crea suggestivi effetti geometrici sull'intera superficie. Continuamente alla ricerca di nuove sfide e nuove sperimentazioni, incoraggia lo scambio e la condivisione delle idee e conoscenze, da anni insegna l'affascinante tecnica dell'incisione su vetro.

Ci racconti la sua storia.

Nasco nel 1973 a Venezia, da genitori muranesi, e da sempre vivo sull’isola “del vetro” per eccellenza. Papà era incisore, cresco circondato dal vetro, ma la mia carriera non inizia subito come incisore. Solo nel 1998 scopro questa mia inclinazione, quando mio padre mi chiese se volessi provare a cimentarmi in quest'arte. Così siedo al tornio, ufficialmente, dal 1 gennaio 1999. Ho iniziato con gran difficoltà, ma poi qualcosa ha fatto scattare la scintilla e in un paio d’anni mi sono follemente innamorato del mio mestiere. Ora dopo 21 anni continuo ad amare il mio lavoro. Negli anni ho collaborato con tante persone, alcune anche molto famose nel mondo del vetro, e con diverse aziende e designer importanti: questo mi ha permesso di crescere giorno per giorno. Continuo a crescere e a imparare, specialmente da quando, nel 2010, ho iniziato a tenere corsi di incisione e battuto, sia in Italia sia nel resto del mondo.

Essere MAM aggiunge un ulteriore importante tassello alla mia carriera. Nel mio mestiere essere riconosciuti per la serietà e la professionalità è molto importante, sia per l’immagine sia per lo spirito. 

Penso che essere “artigiano” sia sinonimo di libertà, manualità, creatività, fantasia, soddisfazione e indubbiamente anche di sacrificio, fatica, preoccupazioni.

Cosa significa essere artigiano?

Penso che essere “artigiano” sia sinonimo di libertà, manualità, creatività, fantasia, soddisfazione e indubbiamente anche di sacrificio, fatica, preoccupazioni. Ma se dovessi mettere questi aspetti su una bilancia, indubbiamente ciò che è positivo ha un peso maggiore rispetto alle difficoltà di oggi.

Cos'è il battuto? E qual è la differenza con la tecnica tradizionale di incisione su vetro?

Il battuto è una lavorazione fatta sulla superficie di un oggetto in vetro, nata per coprire i difetti del vetro e far sì che un oggetto di scarto diventi vendibile. Per me non esiste una “differenza”, io credo siano solo due interpretazioni diverse. Il battuto e l’incisione rientrano nella lavorazione a freddo, cioè la lavorazione del vetro già formato. Entrambe le lavorazioni si eseguono con gli stessi movimenti e prevedono l’uso di un tornio di ruota (mola), di varie dimensioni, forme, materiale e grana, fatta girare in posizione verticale. La distinzione, anche se non esiste una netta divisione perché le tecniche si intrecciano spesso, potrebbe stare nel fatto che l’incisione riproduce disegni, occupando solo una parte della superficie del vetro, mentre il battuto copre normalmente tutta la superficie dell’oggetto con motivi più o meno regolari.

Qual è l'effetto del battuto?

Viene chiamato effetto battuto quello che richiama la lavorazione del rame battuto. Ci si riferisce a tutti quei motivi, geometrici o meno, che coprono sostanzialmente la superficie dell’oggetto in vetro. Può essere fatto superficialmente creando un effetto vellutato, o più in profondità, regolare o irregolare, lineare o casuale, lucidato o meno: la fantasia del maestro non ha limiti. 

C'è un momento (o ci sono dei momenti) che ricorda con particolare emozione?

Fortunatamente nella mia carriera ci sono stati molti momenti che ricordo con emozione. Potrei cominciare dal primo giorno che mi sono seduto al tornio, con mio papà dietro di me a guidarmi, emozione che è tuttora dentro di me. Ricordo bene anche l’emozione che ho provato quando sono riuscito a completare la mia prima opera in autonomia, oppure quella della prima volta che sono sbarcato negli USA per tenere un corso di incisione, quando ho avuto la possibilità di incidere in Piazza San Marco o al Mercato del pesce di Rialto a Venezia. Direi proprio che il mio mestiere non mi ha fatto mancare le emozioni ed è così tuttora.

Cosa deve avere un'opera per essere autentica?

Un’opera per essere autentica deve essere pensata e realizzata principalmente da me e possedere una parte della mia personalità. Ho fatto molti esperimenti e prove per cercare di “inventare” qualcosa di mio, di nuovo, o per cercare di interpretare qualcosa a mio modo. Se scoprivo che qualcun altro aveva realizzato qualcosa di simile o si stava muovendo nella mia stessa direzione, abbandonavo il progetto perché una cosa copiata non ha personalità.

Cosa significa per lei essere MAM?

Essere MAM aggiunge un ulteriore importante tassello alla mia carriera. Nel mio mestiere essere riconosciuti per la serietà e la professionalità è molto importante, sia per l’immagine sia per lo spirito. Ho ricevuto molti riconoscimenti, nazionali ed internazionali, ma quando un’importante Fondazione Italiana ti attribuisce un premio per l'eccellenza significa che sei sulla strada giusta, che hai lavorato e seminato bene. Mi permetto di dire che il MAM è un buon raccolto del mio seminato.

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