Vanessa Cavallaro è una giovane artigiana, specializzata nell’antica arte della glittica alla ruota. Fin da bambina frequenta il laboratorio di famiglia e, dopo aver compiuto il ciclo di studi al liceo artistico e successivamente allo IED-Istituto Europeo di Design, nel 1993 apre il suo laboratorio. Nel 2000 partecipa all’11° Salon décoration et jardin, nel Principato di Monaco e nel 2016 viene insignita del premio MAM-Maestro d’Arte e Mestiere della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte

Ci racconti la sua storia. Quando ha iniziato il suo percorso?

Si può dire che da sempre io sia stata animata dalla passione per l'incisione di vetri e cristalli. A soli dieci anni frequentavo il laboratorio di famiglia dove ho appreso l'arte della glittica; tanti pallini e lunette su bicchieri per imparare. Il primo lavoro rappresenta un Puffo. Crescendo ho formato le mie competenze artistiche con gli studi al Liceo artistico e presso l’ Istituto Europeo di Design. Nel 1993 ho aperto la mia attività.

C’è una persona che nel corso della sua vita ha influito nella sua formazione?

I miei genitori: mio padre nella tecnica e la storia vetraria, mia madre nel buon gusto. Con loro alcuni clienti di cultura che mi hanno richiesto manufatti perfetti e unici che mi hanno spinto a una ricerca di tecnica e sperimentazione d'idee nuove.

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Come nascono le idee per le sue incisioni? Come le rende uniche?

Recentemente, un cliente ad una cena di lavoro mi ha detto: “E' da così tanto tempo che ti conosco che in passato capivo se eri fidanzata o no dai tuoi lavori!”. Ora ho una bellissima famiglia. 
Pertanto le idee sono dentro di me, guardo un oggetto e ho il desiderio di sviluppare l'idea che è nata. Sembra strano ma è così. L'unicità è il mio stile, e spesso è riconosciuto, si può paragonare alla scrittura, ognuno di noi scrive con una grafia differente. Il made in Italy siamo noi, nati e cresciuti in Italia, con stimoli culturali che in altri paesi non esistono. Siamo figli di Roma.

La tecnica che utilizza è l’incisione a ruota. In cosa consiste?

La tecnica che utilizzo risale ai tempi dei Romani: esistono reperti che ti lasciano senza fiato per la bellezza. Le ruote che utilizzo maggiormente sono di pietra. Nascono grezze, pertanto le devo tornire con angolazioni differenti (un po' come fare la punta alla matita). Le ruote, o mole, sono avvitate al mandrino del tornio che con l'ausilio della corrente elettrica lo fa girare. Durante la lavorazione una goccia d'acqua bagna la superficie della ruota così si evita la rottura del vetro. Io appoggio l'oggetto tenendolo in modo saldo sulla ruota che gira, e asporto la superficie del vetro creando un bassorilievo. A volte rifinisco con la lucidatura utilizzando ruote di sughero e pomice impastata con l'acqua.

Una tecnica antica in un mondo contemporaneo. Come concilia tradizione e innovazione?

La contemporaneità è data dal nostro modo di vivere. Cerco di realizzare oggetti pratici anche nell'uso quotidiano, come piatti e bicchieri che possono essere lavati in lavastoviglie. Decorazioni che riflettono anche stili legati alla moda, da ciò che si vede nel web, sulle riviste. L'innovazione è l'utilizzo dei nuovi mezzi di comunicazione: il sito web e i social ti permettono una visibilità mondiale e indirizzata a persone che desiderano oggetti particolari.

Qual è l’opera alla quale è maggiormente legata?

La prima commissione importante, nel 1996: l’incisione delle quattro stagioni dell'Arcimboldo su un vaso di un noto marchio Muranese realizzato appositamente in trasparente. Ora impiegherei la metà del tempo a realizzarlo.

Qual è la commissione più curiosa che ha ricevuto?

La realizzazione della scultura soffiata in vetro cavo del Leone di San Marco rifinita con parti incise, un progetto pensato e disegnato da me per il committente.