La Cereria Terenzi, nata 40 anni fa, è oggi una realtà aziendale unisce perfettamente ricerca, tradizione, innovazione e savoir-faire artigianale. Ritratto di un imprenditore davvero "illuminato": Paolo Terenzi.

Signor Terenzi, come nasce la sua attività?

Prima mio nonno, poi mio padre e ora io: da tre generazioni realizziamo candele pensate unicamente per trasmettere il "bello", attraverso un'eccellenza che vuole essere il fine dei nostri prodotti.
Fu mio nonno ad avere l'idea davvero folgorante di ideare delle candele che potessero venire usate anche sugli alimenti, e che quindi non fossero minimamente tossiche: la sua prima bottega non era più grande di sedici metri quadri. Poi, restando fedeli al principio di produzione di altissima qualità e continuando a rinnovarci, siamo riusciti ad ingrandirci: prima con mio padre e poi con me.

Quindi la sua formazione è avvenuta direttamente in azienda?

Ho avuto la possibilità di formarmi sia da un punto di vista aziendale, sia come artigiano: trovo importante sapere come si realizzano i prodotti per poi riuscire a venderli.

Le nostre candele, oltre che belle, non hanno sostanze tossiche e la clientela attenta alla qualità ci cerca.

Nella produzione utilizzate nuove tecnologie?

Le tecniche di produzione che usiamo sono varie, dalle macchine a controllo numerico per le realizzazioni più complicate alle tecniche antiche per realizzare degli prodotti più artistici. Ciò che per noi è fondamentale è l'altissima qualità che vogliamo e dobbiamo riuscire a mantenere: oggi realizziamo delle candele che non inquinano l'aria mentre bruciano e che sono a totale impatto zero di produzione.

Quali sono le prospettive di un prodotto artigianale all'interno del mercato globalizzato?

Le opportunità sono molte, anche perché con i nostri sistemi di produzione, la nostra qualità e la rigorosità dei controlli siamo riusciti a guadagnarci la posizione di azienda di riferimento. Le nostre candele, oltre che belle, non hanno sostanze tossiche e la clientela attenta alla qualità ci cerca.

Ha sviluppato un particolare legame con il territorio?

Diciamo che il territorio ci fornisce da un lato l'eccellenza del lavoro artigianale, che noi abbiamo scelto di mantenere rigorosamente al femminile, e dall'altro il supporto per la costruzione di macchinari specifici realizzati da artigiani della zona.

Come mai ha scelto di usare per la maggior parte maestranze femminili ?

Da un lato è stata una scelta quasi obbligata, vista la cura dei particolari necessaria alle nostre realizzazioni: le donne sono da sempre più attente ai dettagli.

Oltre alla produzione vera e propria delle candele che tipo di altre attività realizza all'interno della sua azienda?

Abbiamo una parte dedicata al controllo qualità, un'altra che si occupa di ricerca, anche se molto spesso ci serviamo di laboratori esterni. La nostra candela da massaggi, per esempio, è nato in laboratorio da un errore: stavamo facendo delle ricerche per legare tra loro diversi materiali, ma avevamo dei problemi durante la fusione. Abbiamo allora deciso di sfruttare a nostro vantaggio questa situazione, aggiungendo degli oli naturali e delle essenze pregiate, creando così un prodotto di cosmesi del tutto naturale e inedito che sfrutta la combustione della candela.